Ma che ne capisci tu del carovita? Così ha detto mio padre. Dice che riguarda soprattutto cose che non compro io. Pane, bollette, benzina.
Eppure quando mia madre ha guardato il prezzo di quella giacca, poi me, poi di nuovo il prezzo, e ha detto che non era possibile, mi è sembrato che il carovita avesse proprio la mia taglia.
Mio padre il carovita lo combatte in corteo, con quelli del lavoro.
Quel venerdì sera è tornato a casa senza voce. Si erano fatti sentire. Così ha detto.
Sabato mattina ho controllato: la giacca costava sempre trecentottantanove euro.
La sera, sul telefono, ho visto il video della manifestazione in Francia. Anche lì protestavano contro il carovita, e lo bruciavano.
Ho cercato la giacca su un sito francese. Trecentottantanove euro. Uguale.
In compenso non avevano più il municipio.
Volevo fare la mia parte. Per questo domenica sono andato in centro. In piazza c’erano gruppi di ragazzi, ho seguito quello che andava verso i negozi. Quando la vetrina è venuta giù, sono entrato. E l’ho vista.
Ci ho pensato solo per un secondo. Poi l’ho presa e me la sono messa, sopra la felpa, senza togliere nemmeno il cartellino. In meno di un minuto il prezzo è passato da trecentottantanove euro a zero, senza voce e senza fiamme.
Quando è arrivata la polizia ho fatto come gli altri. Mi sono messo a correre. Sono finito in un passaggio coperto con una decina di turisti. Avevano chiuso i cancelli da tutte e due le parti per proteggersi da quelli come me.
Dopo un’ora ci hanno liberati i vigili del fuoco, e a una ragazza è venuta quella stupida idea: fare la foto tutti insieme.
Quando mi hanno fatto cenno di avvicinarmi, ho deglutito, poi ho sorriso e mi sono offerto di scattarla.
L’idea era buona, la mia. Poi ho alzato le braccia per inquadrare tutti, e al momento dello scatto dal polsino è uscito quel maledetto cartellino.
Ora che vi ho detto tutto, la giacca, almeno, me la ridate? È la mia taglia.

